In principio era la carne/carne nuda e sola/carne senza verbo e parola […] carne, carne, carne/che da sola si rivolta”.
Insalubre, o diversamente abile, il Corpo si fa segno, emblema
nostrum (o monstrum) “variando le mosse” della propria/altra carne
illustra l’offerta, l’offesa; (in)forme fuor d’ogni Lingua.
Reticolo e ricettacolo della propria/nostra dimenticanza; rifugio
“addotto a fluido”, pezzo a pezzo, perché in primis “un corpo ha da
esser macerato” in quanto infetto, incerto, penitente.
L’andare in fila è procedere a catena, è la processione itinere di
Miserere come moltiplicarsi delle pronunce, replicarsi dei fiati.
Salute precarissima a decretare la natura ulteriore d’un Corpo che
ri-cuce attorno (ad altro) la propria carne.
Il corpo, sostanza fluida o rafferma, è quanto solo possa inscriversi
nel moto rotante, roteante di quelle pale eoliche (Miserere
-cantus-) iconografia di un movimento circolare che, appunto, come
l’anello di una catena è destinato a tornare su se stesso. Corpo
videale, linguistico, musicale che si mette-in-transito ed espone -
discorsivamente - la forma dell’aprirsi, del proprio mutarsi, dunque,
espone verbalmente e visivamente questo suo de-posizionamento.
Corpo, quindi carne nuda, fallimentare, che geme e si redime.
Quand’è che un Corpo può dirsi infetto? La carne è - congenitamente -
deperibile, deve provare, dunque, “l’orrore del confine”, fuggire la
stasi, l’individuazione del proprio limite non per sottrarsi bensì per
redimersi, rendersi vivibile in quanto corporale ma in-dicibile,
sedimentare su di sé, lingue altre, voci altre; la carne è “materia che
ruba la luce […] che tira come un metallo al magnete”.
Miserere incarna la rottura del modello panoptico ed avvia
all’avvento/evento dello “straniero” che, in altre parole, è l’escluso,
il “monstrum”, l’imperfetto, colui che mancando “si-costruisce come
riserva di essente”.
Canio Loguercio congegna - magistralmente – una suite
vocal-visivo-musicale, un incontro-incastro tra sperimentazione del
linguaggio e tradizione della Lingua, quella della canzone napoletana -
la sacra madrelingua delle passioni -, una compositio dove le voci non
si alternano ma s’incastrano cangiando, mutando, l’una nell’altra. Un
viaggio interiore in cui la sostanza delle identità viene espropriata
perché insediata da un’altra lingua quale Lingua dell’altro.
Il viaggio di Miserere inizia dalla collaborazione di Canio Loguercio
con le voci poetiche di Gabriele Frasca, Rosaria Lo Russo, Enzo
Mansueto, Tommaso Ottonieri, Sara Ventroni, e Lello Voce; i musicisti
Rocco De Rosa, Maria Pia De Vito e Paolo Fresu, Nello Giudice e Pasquale
Trivigno; il videoartista Antonello Matarazzo (che realizza Miserere
cantus) per arricchirsi, on the road, dei contributi di Franco Arminio,
Maria Grazia Calandrone, Azzurra D’Agostino, Eugenio Lucrezi e Luigia
Sorrentino.
Preghiera, pellegrinaggio, cammino; queste le tre chiavi che simbolicamente conducono la carovana del Miserere
attraverso la “catena dell’essere-con” al tempo stesso strada e veicolo
della remissione. Il disorientamento come perenne indeterminarsi delle
Lingue permette la “discesa” e dunque la liberazione, il riconoscimento
d’una somiglianza a qualcos’altro.
Testo [tessuto] musicale, visivo e vocale nato come raccolta di
testimonianze, Miserere assume la dimensione corale del canto, della preghiera; quel che lega la carovana
è questo essere l’uno con l’altro. Racconto multiloquiale,
raccoglimento e raccolta quale azione - in-transito - di un Corpo che
non si addomestica.
Loguercio adotta la modalità testimoniale e ci consegna un congegno
aperto, un’opera in-atto, quale forma dell’andare; propriamente il
formarsi, anello dopo anello, di una catena. Non la forma del passo ma
la dimensione del passare.
Sara Davidovics
Una performance itinerante di canzoni appassionate, cantate in napoletano – la sacra madrelingua delle passioni -
che si intrecciano con i testi e le voci dei poeti e di coloro che
strada facendo si sono aggregati alla carovana con un proprio
contributo, una propria personale preghiera.
L’occasione di un viaggio interiore individuale e condiviso, un racconto / mosaico delle testimonianze raccolte con alcuni dei più rappresentativi poeti della scena letteraria contemporanea – Gabriele Frasca, Rosaria Lo Russo, Enzo Mansueto, Tommaso Ottonieri, Sara Ventroni e Lello Voce –, il videoartista Antonello Matarazzo e i musicisti Rocco De Rosa, Maria Pia De Vito e Paolo Fresu.
- See more at: http://www.squilibri.it/catalogo/interferenze/item/64-canio-loguercio-miserere.html#sthash.c4eaucdi.dpuf
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che si intrecciano con i testi e le voci dei poeti e di coloro che
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contributo, una propria personale preghiera.
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