La storia è semplice, ma per niente banale. C’è una donna, ricca.
Nobile. Francese. Anzi, provenzale. Diciamo che si chiama Sybille. Ad un
certo momento della sua vita, cade nelle mani di un gruppo di
banchieri. Che la spogliano di quasi tutti i suoi averi. Perde tutto. In
un attimo. E da ricca si ritrova povera. E allora che fa: qualunque
altra donna, avrebbe pianto. E basta. Lei invece ha un bel coraggio.
Piange, è sicuro, ma, nello stesso tempo, si mette e denunzia tutti.
Ingegna un baraccone, con testimoni, giudici, avvocati, notai. E dalla
Provenza se ne va fino a Firenze a fare la guerra in tribunale. I
banchieri, però, sono più forti di lei. Comunque, la donna si difende.
Ribatte colpo su colpo. Combatte. Ma il processo si ingolfa. Si
trascina. Per anni e anni... Fino alla fine. Fino alla morte della
donna. Che muore senza niente. Morta sotto una pressa, fatta di carta
bollata e di sentenze. Se la storia le interessa anche solo tanto così,
tenga conto che, per incontrare questa donna, per guardare da vicino le
sue lacrime, dovrà andarsene parecchio lontano. In quel suo Medioevo.
Più o meno all’epoca della peste nera. Diciamo 1350: Sybille è la prima
donna di cui si ha conoscenza che piange per come una banca l’ha
ridotta.
