A metà del Cinquecento, gli uomini di Pizarro si trovarono di fronte a
una società complessa e ben organizzata, che sottomisero e distrussero
in breve tempo. Archeologia, arte e storia di un impero arroccato sulle
Ande.
Quarta di copertina
Nel dicembre del 1533 Francisco Pizarro
arrivò a Cuzco, capitale dell'impero inca, alla testa di un gruppo di
spagnoli. Vi trovò due fazioni in lotta per la conquista del potere:
scegliendo di appoggiare Manco Inca, capo della parte destinata a uscire
vittoriosa dalla guerra, Pizarro poté sfruttare la situazione a proprio
favore e impadronirsi così del grande impero del Nuovo Mondo. Era un
dominio sterminato, che si estendeva dall'odierno Ecuador fino al Cile
centrale, e dall'oceano Pacifico alle Ande. Già prima del contatto con
gli spagnoli, la civiltà incaica aveva raggiunto uno straordinario
livello di sviluppo grazie alle conoscenze tecniche e scientifiche di
cui disponeva: ne erano testimonianza la costruzione di strade e ponti,
le mirabili opere murarie, il controllo delle acque fluviali, lo
sfruttamento delle risorse naturali, la raffinata metallurgia del
bronzo, l'eccellente qualità di molte attività artigianali. Di questa
fiorente civiltà il volume offre un affascinante ritratto in cui -
accanto alla storia inca, dalla nascita dell'impero alI'assoggettamento
spagnolo - si ricostruiscono le vicende delle diverse dinastie
succedutesi al potere, le credenze e i riti religiosi, come pure
l'ordinamento sociale dei "figli del Sole".