La mattina del 24 marzo 1946 Alexander Alekhine, campione del mondo di
scacchi, celebre anche per la singolare crudeltà del suo gioco e
l’eccentrica personalità, venne trovato privo di vita nella sua stanza
d’albergo, a Estoril. Il medico che assisté all’autopsia certificò che
la morte era avvenuta per asfissia, provocata da un pezzo di carne cruda
conficcatosi nella laringe. “Non è stato rilevato alcunché di sospetto
che possa far pensare a un suicidio, né tantomeno a un omicidio”
dichiarò. Ma come mai una simile precisazione? Forse perché le foto del
cadavere potevano far pensare a una messinscena? Solo un romanziere
appassionato di scacchi come Maurensig poteva provare a rispondere a
queste domande.
