Una fredda serata di settembre. Una valle del Piemonte. Dalle acque di
un torrente, in fondo a una scarpata, affiora il cadavere di un uomo:
qualcuno lo ha fulminato con due colpi di fucile. Il corpo è quello di
Fausto, trentenne pregiudicato. A ritrovarlo è Cesare, che tutti
chiamano il Francese. Emigrato a Marsiglia ancora bambino, Cesare si era
messo nei guai con la giustizia, era stato espulso dal Paese. Tornato
alle sue montagne, ha ereditato dallo zio un "mestiere" antico,
tutt'altro che legale. Un mestiere fatto di risalite notturne, silenzi,
fatiche. Cui ha iniziato, giovanissimo, proprio Fausto. La sua sorte non
sorprende: la gente è certa che siano stati "quelli del suo giro a
fargli il servizio". D'altronde, Fausto ha una cattiva reputazione, ha
"rovinato" più di una donna, ha imbastardito quel lavoro. Ma c'è
qualcuno che, pochi giorni prima del delitto, risalendo al buio un
sentiero verso il confine, ha visto quell'uomo con un gruppo di persone.
E' Sergio, poco più che un ragazzo, stanco di vivere sotto il dominio
paterno, fatto di mucche da accudire, di formaggi da rivoltare. Sergio
ha intuito che la morte di Fausto ha interrotto un "lavoro" a metà.
Portarlo a termine, con l'aiuto di Cesare, cambierà la sua vita. In
quella del Francese, invece, potrebbe accendersi un ultimo, imprevisto
bagliore. Nella valle, da qualche giorno, è arrivata una donna che lo
cerca. Il mangiatore di pietre è un noir ruvido e incalzante, scritto
nel segno dei grandi autori italiani del secolo appena concluso.
